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Celiachia: dieta e abitudini alimentari.

Oggi presenterò una ricerca scientifica su argomento molto importante e delicato,  la celiachia.

“La dieta occidentale comprende molti alimenti prodotti con derivati del frumento. Seguire una dieta priva di glutine richiede molta attenzione da parte del soggetto interessato e dai suoi familiari. L’obiettivo di questa ricerca è stato quello di identificare le principali difficoltà riscontrate nella popolazione celiaca e nelle loro abitudini alimentari, la frequenza di consumo e il loro gradimento rispetto ai prodotti privi di glutine. Abbiamo utilizzato dei questionari per valutare i gradi di soddisfazione. Dei 105 soggetti celiaci che hanno partecipato alla ricerca, il 90,38% ha seguito, quando possibile, una dieta priva di glutine, il 67,12% ha mangiato inavvertitamente degli alimenti contenenti glutine per mancanza di alternative o perché si è trovato in luogo pubblico. Il 70% dei soggetti ha affermato che il regime alimentare privo di glutine fornisce tutta l’energia necessaria, il 77,67% dei soggetti prepara il pasto autonomamante, il 77,14% legge le etichette dei prodotti alimentari e il 74% è rimasto insoddisfatto per il prezzo dei prodotti senza glutine. I dati raccolti mostrano un associazione tra le calorie e i nutrienti richiesti per raggiungere un livello di buona salute e la dieta priva di glutine (p=0,0315). Cioè le persone celiache consumano più calorie e hanno un apporto di nutrienti adeguato alla loro dieta.”
Araújo HM, Araújo WM.

Le mie considerazioni: credo che attualmente l’industria alimentare e farmaceutica e soprattutto i mezzi di informazione non siano del tutto preparati per fornire giusto apporto alla “popolazione celiaca”. Si, popolazione perchè i dati parlano chiaro, solo in Italia sono ben oltre 35000 i casi riscontrati di celiachia e nonostante tutto si tratta questa patologia come una “malattia rara” chiaramente con risvolti negativi per i pazienti (si trova con difficoltà un esperto della sua malattia, non si trovano terapie facilmente disponibili, poche speranze di sviluppo di nuovi farmaci). Si auspica quindi un aumento della ricerca di nuovi farmaci, sviluppo e miglioramento dei protocolli di intervento sulla qualità della vita dei pazienti e una maggiore attenzione dei mezzi di informazione.