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Sprint ripetuti: qual è la giusta dose?

Quando viene testata l’abilità degli sportivi di ripetere sforzi della massima intensità o quando si propone un programma di allenamento, la fatica durante gli sprint ripetuti è analizzata attraverso un numero identico di sprint per tutti i soggetti. Ciò induce ad un’alta variabilità interindividuale nel decremento della performance tipica dell’eterogeneità dei gruppi. Lo scopo di questo studio è stato quello di quantificare l’ampiezza della riduzione di questa variabilità quando il numero di sprint veniva individualizzato, ovvero quando i soggetti eseguivano un numero di sprint necessari a raggiungere un target di decremento della performance. Alla ricerca hanno partecipato quindici uomini che hanno eseguito sprint di 6 secondi al cicloergometro con 24 secondi di pausa tra una ripetizione e l’altra fino all’esaurimento o ad un massimo di 20 ripetizioni. È stato misurato il picco di potenza (PPO) e l’indice di fatica (FI). La variabilità del decremento del PPO è stata confrontata con il decimo sprint e lo sprint in cui il soggetto ha raggiunto l’obiettivo del 10% del FI. I valori individuali dell’FI dopo il decimo sprint erano 14.6 ± 6.9 vs. 11.1 ± 1.2%, quando è stata individualizzata la dose di sprint (che corrisponde al coefficiente di variabilità interindividuale il risultato è stato rispettivamente di -47,4 e -10,8%). Individualizzando la dose di sprint si riduce sostanzialmente la variabilità interindividuale del decremento della performance, consentendo uno stato di fatica più standardizzato nei protocolli di sprint ripetuti. Un feedback diretto sui valori dei parametri della performance è necessario tra ogni sprint per poter valutare la dose corretta di sprint.
Morin JB, Dupuy J, Samozino P.
J Strength Cond Res. 2011