Commenti disabilitati su Tanti doveri e zero diritti…

Tanti doveri e zero diritti…

Movimento Scienze Motorie

 

Non è possibile riassumere in 20 righe la figura professionale del Laureato in Scienze Motorie,professionista che ha ormai sulla carta 15 anni di esistenza, ovvero dal Decreto legislativo  n°178/1989,che ha visto la trasformazione degli ISTITUTI SUPERIORI DI EDUCAZIONE FISICA (I.S.E.F.), in Facoltà di Scienze Motorie,  adeguandosi alle direttive dell’Unione Europea.

Il DDL 796 in discussione in questi giorni al Senato dovrebbe prima di tutto definire la figura del professionista in scienze Motorie in tutti gli ambiti lavorativi che gli competono.

Il Decreto legislativo 178/1998 art.1 comma 2,già prevedeva l’insegnamento nella scuola di ogni ordini e grado. Attualmente il laureato in Scienze Motorie è presente solo nella scuola secondaria di 1° e 2° grado (classe di concorso A039 e A040 ), ma non nella  SCUOLA PRIMARIA E DELL’INFANZIA (francamente incoprensibile aggiugerei io!!!). Tuttavia  il Ministero dell’Istruzione,della Cultura e della Ricerca ha stabilito “Protocolli d’Intesa” con il CONI (la società dei MAGNACCIONI), con cui i Tecnici Federali delle varie discipline sportive possono proporre in queste scuole le loro attività sportive agli studenti, anziché inserire il laureato in Scienze Motorie, che oltre ad essere “dottore”,”allenatore” e “istruttore” è soprattutto un “insegnante”, che conosce scientificamente come coinvolgere all’interno del processo educativo un giovane allievo,distinguendo perfettamente tra “Attività Motoria”,rivolta a tutti, e “Attività Sportiva” destinata a pochi. La motricità non è uno “sport” ma un momento di FORMAZIONE,tanto quanto lo è fare matematica, fare un disegno o leggere un libro. E’ quindi necessario che il DDL 796 prenda in seria considerazione l’inserimento del laureato in Scienze motorie nella scuola primaria e dell’infanzia con adeguati contratti di lavoro come avviene nella scuola secondaria  di 1° e 2° grado.

Giustamente l’art. 3 del DDL 796  prevede alla direzione tecnica di palestre,società, associazioni sportive,scuole di addestramento  ecc ,un laureato in scienze motorie o titolo equipollente (ISEF),secondo le modalità e condizioni stabilite dalla legge regionale. Non tutte le regioni prevedono una Legge Regionale, molte di queste leggi risultano a volte confuse, confondendo il titolo equipollente del laureato in Scienze Motorie ,ovvero  l’I.S.E.F. ,con i “brevetti” rilasciati dalle Federazioni Sportive o dagli Enti di Promozione Sportiva (e ci risiamo…annullamento della differenza tra istruttori certificati e qualificati!!!)

L’ ART. 1 DDL 796 esclude il laureato in Scienze Motorie dalle pratiche riabilitative e fisioterapiche su soggetti con patologie. Avendo l’esercizio fisico effetti terapeutici, il dottore in Scienze Motorie, svolge funzioni con finalità sanitarie proprie, l’indirizzo “medico” delle scienze motorie lo colloca necessariamente in un ambito sanitario. La prevenzione e la disabilità rappresentano l’ambito specifico del laureato in scienze Motorie (D.Leg. n.178/1998.). Le Scienze Motorie  per poter essere tali, si debbono necessariamente ricondurre sia alla fisiologia che all’anatomia umana, che fino a prova del contrario sono materie di tipo medico.  Tutti i  corsi in Scienze Motorie sono distribuiti presso Facoltà (o interfacoltà) di Medicina e Chirurgia. Gli studenti svolgono 3 o 5 anni un curriculum di studi che prevede nelle materie di tipo medico  il loro fondamento ma non la  “finalità”.Una “finalità” che poi non viene espressa a causa del corporativismo di alcune categorie sanitarie quale quella dei fisioterapisti che attraverso la “fisiochinesiterapia” (ginnastica) che assurgono quindi a ricoprire anche le funzioni dei Laureati in Scienze Motorie. In questo senso materie come la “neurologia” , la “Medicina Fisica o Riabilitativa” le “Malattie dell’Apparato Locomotore,Respiratorio e Cardiaco” e molte altre, senza un’area di intervento finalistica specifica che ne giustifichi lo studio, non trovano per il Laureati in Scienze Motorie alcuna ragione di esistere all’interno del loro curriculum studiorum (alemento avremmo potuto risparmiare del tempo no? Roba da matti…)

All’art. 2 , comma 2,lettera C e lettera D, il D.Lgs n° 178/1998, sancisce anche un’area di intervento di appannaggio specifico del laureato in Scienze Motorie, ovvero quella tecnico sportiva, finalizzata alla formazione delle diverse discipline e quella manageriale, finalizzata all’organizzazione e alla gestione delle attività e delle strutture sportive. In quest’ottica non si capisce come sia possibile che il CONI attraverso gli Enti  Di Promozione Sportiva, o addirittura organizzazioni di tipo privato,formino ogni anno migliaia e migliaia di sedicenti “istruttori sportivi, “personal trainer” “istruttori di pilates”, “posturologi” ,tanto per fare pochi esempi. Persone che con due fine settimana di corso sarebbero “autorizzati” a fare ciò che i laureati in Scienze Motorie dovrebbero fare dopo 3, 5 anni di studi accademici sostenendo esami di tipo medico che poi non potrebbero nemmeno “spendere” Questo “doppio canale “ di formazione è assurdo, illecito e soprattutto pericoloso per la salute di tutti i cittadini (è inconcepibile…in quale altra catergoria lavorativa è possibile questo scempio? Ma conta così poco la vostra salute???).

Sottolineamo inoltre la mancanza italiana delle Scienze Motorie nelle Forze Armate, all’estero, i laureati in scienze motorie possono decidere se svolgere le proprie funzioni nelle Forze Armate, ma da noi sono solo dei militari di truppa, così come pure in rapporto agli altri paesi UE ed occidentali le Scienze Motorie Italiane sono lontane anni luce dal loro giusto riconoscimento.

Il DDL 796 della XVI^ Legislatura, con soli 5 articoli e la clausola discriminante presente nell’Art 1 ,come sempre vuole sottolineare come il laureato in Scienze Motorie,si debba astenere non solo dalla fisioterapia ma anche dalla Riabilitazione che non è affatto sinonimo di fisioterapia. La riabilitazione è un fenomeno molto complesso costituito da “intellettività”, “emotività”, “socialità”, “motricità” ma anche dal principo di “giurisdizionalità”, infatti anche per i detenuti si parla di “riabilitazione”! (e si chiude quindi l’allegro quadretto…)

Riteniamo molto valido  il PDL 2288 della XV^ Legislatura che in modo molto completo tratta tutta la materia delle Scienze Motorie nei suoi vari aspetti peculiari e specialistici. Tale PDL aveva trovato allora l’accordo di tutte le Forze politiche ma purtroppo tra una “crisi di Governo “ e la “stabilità” degli stessi non se ne fece più nulla. Da questo provvedimento legislativo si dovrebbe ripartire per garantire a circa 20 milioni di cittadini all’anno le Garanzie che sono necessarie per lo svolgimento sicuro delle proprie Attività Motorie proprio come avviene nel resto dell’Unione Europea de nei Paesi occidentali,garantendo a circa 2000.000 professionisti delle Scienze Motorie italiane e alle loro Famiglie i Diritti che meritano ed aspettano da 15 anni.

E’ necessario quindi che dopo 15 anni l’attuazione ex novo di un nuovo Decreto Legislativo,che nel tempo massimo di qualche mese, possa essere in grado di ricondurre alla normalità democratica,rendendola poi operativa,una situazione che giorno per giorno diviene sempre più incresciosa anche dal punto di vista legale a causa delle continue querelle sollevate a torto dai fisioterapisti, che seppur sempre legalmente soccombenti,tentano continuamente di utilizzare i Nuclei di Antisofisticazione dei Carabinieri (N.A.S.) ,volto alla tutela non della salute del cittadino ,ma della loro stessa categorie,strumentalizzando la “Giustizia” che poi da loro solo torto come se fosse un”arma “ da usare contro e ai danni dei Dottori in Scienze Motorie.

Dott.Federica Motta

Dott. Sara Attanasio

tratto da http://informarexresistere.fr